MDMA

In un’America sempre più preda del caos e dell’irresponsabilità politica, si rafforza l’impegno per l’avvio di fatto delle terapie psichedeliche, a traino dell’ultima fase clinica in corso con l’Mdma. Montano al contempo le spinte per far sì che i professionisti della nuova branchia medica garantiscano integrità ed eticità dei servizi offerti – a fronte della rampante spinta imprenditoriale. Quest’ultimo tema è emerso con forza soprattutto durante il Psychedelic Liberty Summit virtuale di due mesi fa. Dove è stato presentato l’Ethics Pledge, messo a punto dal progetto NorthStar grazie al contributo di oltre un centinaio di addetti, allo scopo di stabilire una serie di requisiti affidabili per valutare l’operatività e la responsabilità degli operatori.

Questione innescata dall’ovvio arrivo dei grossi investimenti e degli interessi commerciali, col rischio che a trarre beneficio dalle nuove terapie sia la solita fascia ristretta dei più facoltosi, anche perché le assicurazioni sanitarie non prevedono certo di coprirne le spese. È per esempio il caso della ketamina, il cosiddetto “anestetico psichedelico”: nel marzo 2019, la Fda ha approvato uno spray nasale per la depressione noto come Esketamina. E a Toronto, in Canada, è stata appena aperta la prima clinica per la depressione, Field Trip, dove il trattamento integra una microdose di ketamina con la psicoterapia, con succursali previste in tarda estate a Los Angeles e New York. Ogni sessione, della durata di circa due ore, costa tra i 200 e i 400 dollari, e per le emicranie croniche si arriva anche ai mille dollari per una mattinata di fleboclisi lenta alla ketamina.

Questioni rimarcate in un recente intervento su Medium che riprende proprio l’approccio etico del progetto NorthStar, firmato da Rosalind Watts, del team clinico sugli psichedelici presso l’Imperial College londinese. La quale suggerisce agli operatori, per esempio, di “non focalizzarsi soltanto sulla faccia luccicante della medaglia, pubblicando e discutendo i risultati migliori. Dobbiamo riconoscere le sfide e le problematiche inerenti alla fornitura di terapie psichedeliche, dobbiamo accettarle, navigarle e affrontarle”. Né manca di ricordare l’aspetto “somatico” della terapia, con la cruciale fase dell’integrazione successiva.

Ricordando infine che la sostanza non va equiparata alla medicina, e tantomeno dovrebbe esserlo il business in sé, quanto piuttosto solo un elemento del percorso, spesso lungo e complesso, verso la guarigione e/o l’esperienza di coscienza alterata. Mettendo così in guardia rispetto a chi offre pratiche sbrigative o pillole miracolose, per insistere piuttosto sulla “straordinaria responsabilità di applicare tali terapie nel modo giusto”. Anche perché trattasi di sostanze nient’affatto adatte a chiunque e, soprattuto, illegali a tutti gli effetti (a parte i pochi percorsi di ricerca nel mondo anglosassone).

Proprio per scardinare seriamente questo blocco proibizionista, proseguono intanto gli sforzi degli attivisti Usa. A cominciare dalla Maps (Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies) che dal 1996 ha avviato la costosa procedura finalizzata a prescrivere l’Mdma come coadiuvante nella psicoterapia per il trattamento del disturbo post traumatico da stress (Dpts). Attualmente ne è in corso la terza e ultima fase, in varie cliniche tra Nord-America e Israele, dopo che la seconda fase ha ribadito (anche in un recente e dettagliato studio) innocuità, sicurezza ed efficacia della sostanza. In realtà, esiste anche un’eventuale fase 4, nel caso la Fda richieda ulteriori informazioni su durata degli effetti positivi, possibili ricadute, prevedibilità su chi risponde o meno al trattamento – ma nel caso se ne parlerà più avanti.

Da registrare il leggero ritardo sulla tabella di marcia dei test clinici per via del Covid-19 che ha spostato al 2022 la prevista approvazione formale da parte della Fda (Food & Drug Administration). Obiettivo primario rimane comunque quello di fornire un aiuto concreto alle milioni di persone che in Usa devono vedersela con il Dpts: reduci militari, vittime di violenze sessuali e altri traumi, fino agli operatori sanitari oggi impegnati proprio sul fronte del Covid-19. In seconda battuta, il via libera all’Mdma dovrebbe aprire le porte ad altre terapie psichedeliche, in primis l’uso della psilocibina per problemi psicologici e disturbi mentali quali depressione e ansia.

Ma per tagliare questo primo importante traguardo serve altro bel gruzzolo, circa 30 milioni di dollari. Da qui il lancio della MAPS Capstone Challenge: raccogliere tramite donazioni pubbliche 10 milioni di dollari entro fine settembre per “sganciare” così un’analoga somma già promessa da un gruppo di filantropi americani. Una vera e propria “sfida” organizzata da Tim Ferriss, noto scrittore e produttore di podcast, e Joe Green, co-fondatore del Psychedelic Science Funders Collaborative.

Dall’annuncio dell’iniziativa a metà giugno (con un’utile intervista di Rick Doblin nel corso del Tim Ferriss Show) le donazioni hanno superato i 2,5 milioni di dollari (accettate anche in bitcoin e altre cripto-valute). Mancano soltanto poco più di due mesi per raccogliere i rimanenti 7,5 milioni e vincere così la “sfida”, raddoppiando la cifra totale. Sperando tutto proceda al meglio, non difettano certo l’impegno e la fiducia, grazie anche alla solida rete di supporto che, fin dalla sua fondazione nel 1986, ha consentito alla Maps di raccogliere oltre 80 milioni per finanziare un ampio ventaglio di attività non-profit.

Questo articolo fa parte della rubrica settimanale Psichedelia Oggi.

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Bernardo Parrella Bernardo Parrella è giornalista freelance, traduttore e attivista, da tempo residente in Usa e coinvolto in svariati progetti italiani e internazionali. Ha curato l’ebook Rinascimento Psichedelico. La riscoperta degli allucinogeni dalle neuroscienze alla Silicon Valley (2018). @berny

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