By: Guido Long

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La verità è la prima vittima di ogni guerra e la guerra alle droghe non fa eccezione. I media in ogni forma bombardano tutti i giorni il pubblico con una prospettiva e una narrazione che si sono dimostrate devastanti. È una dieta incessante di influenza culturale e di propaganda…

L’ampio consenso che vi sta dietro è un evidente esempio di pensiero di gruppo che si rivela dominante in quasi ogni ambito. È talmente radicato nel giornalismo occidentale da essere seguito ciecamente e così i giornalisti diventano parte integrante del problema.

Con questo in mente e senza poter vedere una fine, ho recentemente riflettuto su come i giornalisti possano reintrodurre l’obiettività e la verità nell’informazione che tratta di droga. Cosa si può fare per portare il reportage fuori da un paradigma che non è né fattuale né umano?

Sono giunto alla conclusione che per giornalisti coscienziosi, dotati di franchezza e sincerità, questo non richiederebbe grande sforzo. Infatti, l’elaborazione di un codice etico si è rivelato quasi un esercizio di affermazione dell’ovvio:

UN CODICE ETICO PER UNA CORRETTA INFORMAZIONE SULLE DROGHE

  1. Le tragedie e le morti sono causate dall’uso errato di droghe all’interno di una politica repressiva, non dalla droga in sé. Di solito derivano dalla mancanza di consapevolezza e conoscenza rispetto all’uso sicuro della droga o delle droghe usate. L’informazione dovrebbe quindi venire inquadrata in questo contesto.

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