Il proibizionismo non muore mai e nonostante due terzi degli Stati Uniti abbiano legalizzato la cannabis anche per i suoi usi ricreativi la censura verso il prodotto va avanti senza sosta, con contraddizioni che fanno sorridere. È il caso dell’ultima edizione del SuperBowl, un evento che negli Stati Uniti vale tanto quanto il giorno del Ringraziamento e Natale messi assieme, tra i simboli del capitalismo moderno, dove per mandare in onda un proprio spot di 30 secondi occorrono 5,5 milioni di dollari. Sì, hai letto bene: 5,5 milioni di dollari.
Nonostante il costo sono tantissimi gli spot, che poi sono dei veri e propri micro-film di altissima qualità , che vengono proposti ogni anno alla NBC, il network che trasmette il SuperBowl. Nell’edizione di quest’anno tra gli spot scartati c’è quello di Weedmap, qui sotto.
Il perché del rifiuto è semplice: burocrazia. La policy della NBC infatti prevede che sul network non possano essere trasmessi spot pubblicitari per promuovere prodotti a base di cannabis (o la stessa cannabis). E così, nell’edizione del SuperBowl che ha consacrato definitivamente nel firmamento delle superstar Snoop Dogg, che nelle sue IG Stories si è fatto vedere mentre consuma enormi quantità di cannabis prima dello show di metà partita, e che è anche uno degli imprenditori americani più noti del settore della cannabis, il network ha deciso di rifiutare un mucchio di soldi e uno spot che è decisamente divertente, oltre che innocente.
“Nonostante tre quarti del paese abbiano legalizzato la cannabis e l’entusiasmo bipartisan che continuiamo a vedere a sostegno del cambiamento a livello federale, l’industria continua ad affrontare ostacoli che inibiscono la concorrenza nel mercato legale e soffocano le opportunità di istruzione”, ha affermato Chris Beals , amministratore delegato di Weedmaps in un comunicato stampa. Però c’è un però, grande come una casa: in pochi anni di mercato aperto il settore della cannabis è talmente esploso che oggi ci sono aziende che possono permettersi di competere sul mercato delle pubblicità durante il SuperBowl.
Che è un po’ come esporre un’opera d’arte al Louvre.
Che il proibizionismo non smetta mai di stupire è cosa nota: nel 2019, la televisione commerciale americana CBS, che mandò in onda il SuperBowl di quell’anno, ha respinto uno spot pubblicitario di Acreage Holdings che chiedeva la legalizzazione della cannabis medica. Una censura che può anche abbattersi sui prodotti a base di CBD e che in realtà ha delle solide basi legali: poiché la cannabis ricreativa è ancora illegale a livello federale, le attività del settore subiscono la censura persino sulle piattaforme di social media. I grandi attori della pubblicità digitale, come Google, Amazon e Facebook e Instagram di Meta, vietano tutti gli annunci a pagamento che includono sostanze illecite e illegali (ma gli algoritmi permettono a Snoop Dogg di pubblicare le sue fumose stories).
Insomma, la cannabis è come l’elefante nella stanza: difficile non vederla. Anche quando la si traveste da broccolo (anzi, da Broc Ollie).


