Referendum cannabis: partiamo! Il video di presentazione

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WEBINAR DI PRESENTAZIONE: sabato 11 settembre ore 17

INTERVENGONO: Marco Perduca (Ass. Luca Coscioni), Grazia Zuffa (Società della Ragione), Leonardo Fiorentini (Fuoriluogo), Antonella Soldo (Meglio Legale), Franco Corleone (Forum Droghe), Riccardo Magi (+Europa), Beatrice Brignone (Possibile), Matteo Mantero (Potere al Popolo), Giulia Crivellini (Radicali Italiani), Daniele Farina (Sinistra Italiana). Conclude Marco Cappato (Ass. Luca Coscioni)

Al via il referendum cannabis. È stato depositato presso la Corte di Cassazione un quesito referendario che propone di intervenire sia sul piano della rilevanza penale sia su quello delle sanzioni amministrative per quanto riguarda la cannabis.

A proporlo, e depositarlo in Cassazione lo scorso 7 settembre, un gruppo di esperti, giuristi e militanti, da sempre impegnati contro il proibizionismo, coordinati dalle Associazioni Luca CoscioniMeglio LegaleForum DrogheAntigoneSocietà della Ragione. Alla proposta hanno preso parte anche rappresentanti dei partiti +Europa, Possibile Radicali italiani.

La raccolta firme è da completare in soli 20 giorni in quanto, come previsto dalla legge, queste vanno raccolte dal 1 gennaio al 30 settembre dello stesso anno: sarà possibile firmare con SPID sul sito www.referendumcannabis.it grazie alla firma digitale, una possibilità unica per la pratica della democrazia diretta per via telematica. 

Quello della coltivazione, vendita e consumo di cannabis è una delle questioni sociali più importanti nel nostro Paese. Un tema che attraversa la giustizia, la salute pubblica, la sicurezza, la possibilità di impresa, la ricerca scientifica, le libertà individuali e, soprattutto, la lotta alle mafie. Sono 6 milioni i consumatori di cannabis in Italia, tra questi anche moltissimi pazienti spesso lasciati soli dallo Stato nell’impossibilità di ricevere la terapia, nonostante la regolare prescrizione. Questi italiani hanno oggi due sole scelte: finanziare il mercato criminale nelle piazze di spaccio o coltivare cannabis a casa rischiando fino a 6 anni di carcere. Un dibattito che non può più essere rimandato e deve essere affrontato con ogni strumento democratico.


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