By: admindunp

Comments: 0

Radicali, associazione Associazione Luca Coscioni e altre sigle promuovono una due giorni di raccolta firme straordinaria il 24 e 25 settembre per sostenere il testo in discussione alla Camera e promuoverne uno più avanzato “per evitare compromessi al ribasso”.

Il disegno di legge sulla legalizzazione della cannabis sottoscritto dall’intergruppo parlamentare è in attesa di riprendere il suo cammino alla Camera dopo la pausa estiva. Un percorso che si preannuncia complicato, vista la forte opposizione di alcune parti politiche e del ministro della Salute. Per sostenere il ddl sono stati organizzati i “Legalizziamo Days”, un weekend di raccolta firme in tutta Italia sulla legge di iniziativa popolare “Legalizziamo!”: non il testo in discussione alla Camera, ma uno più avanzato che da quello prende le mosse. “La discussione in parlamento del disegno di legge sottoscritto dai circa 300 parlamentari dell’intergruppo Cannabis Legale segna un momento storico della quarantennale battaglia antiproibizionista. Non bisogna illudersi, però, che l’obiettivo della legalizzazione sia ormai a portata di mano”, hanno spiegato il segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi, e il segretario dell’Associazione Luca Coscioni Filomena Gallo, promotori della due giorni di raccolta firme a cui parteciperanno anche altre associazioni (A Buon Diritto, Coalizione Italiana per le Libertà Civili e Democratiche, Forum Droghe, Antigone, La PianTiamo, Possibile, Società della Ragione e di decine di grow shop/canapai italiani). I “Legalizziamo Days” sono previsti il 24 e 25 settembre in tutta Italia: una mappa aggiornata sul sito mostrerà dove è possibile firmare nel paese.

“Il cammino del ddl – hanno aggiunto Magi e Gallo – è stato subito minato da migliaia di emendamenti e ora rischia di essere affossato in commissione per una questione di equilibri politici. Con Legalizziamo! vogliamo sostenere l’iter parlamentare portando il dibattito su proposte ancora più avanzate per evitare compromessi al ribasso come sulle unioni civili”. La  legge popolare “segue lo schema di quella presentata dall’intergruppo, fa dei passi in avanti: per esempio sulla decriminalizzazione dell’uso di tutte le droghe che in altri paesi, come il Portogallo, ha dato risultati formidabili in termini di riduzione dell’incidenza di HIV e diminuzione dei consumatori, soprattutto tra i giovani”.

I punti principali della proposta di legge di iniziativa popolare sono sostanzialmente questi:

1. Auto-coltivazione libera fino a cinque piante, con comunicazione da sei a 10.

2. Possibilità di associazione in cannabis social club non a fini di lucro (fino a un massimo di 100 componenti che possono coltivare cinque piante femmine a testa).

3. Coltivazione e fini commerciali previa comunicazione dell’inizio della coltivazione, nome e varietà di cannabis utilizzate e quantità di seme per ettaro.

4. Sulle confezioni dei prodotti sarà specificato il livello di THC, la provenienza geografica e l’avvertimento che “un consumo non consapevole può danneggiare la salute”.

5. I rivenditori non potranno essere nelle immediate vicinanze delle scuole né sarà possibile pubblicizzare i prodotti.

6. Promozione ulteriore dell’accesso ai cannabinoidi medici ampliandolo chiaramente ai malati affetti da sintomatologie che rispondano favorevolmente ai preparati.

7. Controllo della produzione è affidato alla direzione generale sulle frodi agro-alimentari del Ministero delle politiche agricole e dal Comando carabinieri per la tutela della salute presso il Ministro della salute.

8. Relazione annuale al Parlamento.

9. Tassazione mutuata dal “Testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative” del 1995.

10. Sanzioni amministrative fino a un massimo di 5000 euro per chi viola la nuova normativa.

11. Nuovi introiti destinati a: 10% per campagne informative, 15% per attività di previdenza sociale, 15% per  attività di assistenza sociale, 20% per la riduzione delle imposte sul lavoro e impresa e per il finanziamento di incentivi all’occupazione, 30% per investimenti produttivi, il rimanente 10% per la  riduzione del debito pubblico.

12. Vengono infine abolite tutte le sanzioni penali anche per l’uso personale di tutte le altre sostanze proibite e si introduce una norma volta alla scarcerazione di coloro che hanno subito una condanna relativa a condotte legalizzate con la proposta di legge.

In Italia il consumo di cannabis coinvolge 4 milioni di italiani. In Europa le cifre si aggirano sui 20 milioni, nel mondo 184 milioni. La “guerra alla droga” si è rivolta – specialmente nel nostro paese – a questo tipo di consumo. Il risultato è che in Italia nel 2015 un detenuto su quattro è entrato in cella per imputazioni o condanne basate sull’articolo 73 del Testo unico sulle sostanze stupefacenti (detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti). Il numero di incarcerazioni per questo reato supera di gran lunga il dato relativo all’articolo 74 (associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti). Ciò significa che ad essere colpiti, più che i grandi gruppi criminali, sono i pesci piccoli, i consumatori e in particolare tutto ciò che ruota attorno alla cannabis, che è la sostanza maggiormente reperibile nelle strade. Delle 10.751 operazioni di polizia in materia di stupefacenti portate avanti lo scorso anno, il 56,31% del totale, più della metà, riguardano cannabinoidi. Nel frattempo, come riporta la Relazione annuale al Parlamento su droga e dipendenze, tra il 2008 e il 2013 sono stati spesi circa 180 milioni di euro l’anno per attività di lotta alla droga. Il 44,6% della spesa del 2013 è stato utilizzato nel contrasto di produzione e vendita della cannabis. Dall’altro lato, i cartelli della droga e la criminalità sono stati gli unici a guadagnare da questa situazione.

Quello che Radicali e Coscioni denunciano sono, dunque, i “danni del proibizionismo”: “E non siamo solo noi, ma ormai anche massime autorità come la Direzione Nazionale Antimafia, che ha dato parere favorevole al ddl sulla legalizzazione”. Il paese “al contrario del parlamento, è pronto per un cambio di rotta antiproibizionista. Con le migliaia di firme che stiamo raccogliendo, e che raccoglieremo anche con i Legalizziamo Days, vogliamo aiutare il legislatore a vincere le resistenze proibizioniste ascoltando la voce dei cittadini”.

Di Claudia Torrisi su Fanpage.it

 

Facebook
Twitter
LinkedIn