By: Guido Long

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Sono nell’angolo di un caffè di Hollywood e ho appena fatto un tiro dalla mia sigaretta elettronica. Per concentrazione, principalmente, e per far circolare un po’ di creatività. Nessuno sembra essersene accorto o interessato, e il vapore sa più di rosa che di erba. La sigaretta elettronica è rosa, e adesso si trova nella tasca esterna della mia borsetta insieme ad auricolari, lucidalabbra, chiavi della macchina, e un vasetto di unguento di cannabis per la mia tendinite.

A casa ho una bustina di plastica con funghi alla psilocibina nascosta sotto il mio letto. Sono messi via insieme a un quadrato di alluminio intorno a della polvere di MDMA. La borsa, l’alluminio, il nascondiglio – è la definizione di “scorta di droga”. L’ultima volta che ho trattato la cannabis alla stessa maniera era il mio primo anno di università quasi un decennio fa.

Le cose sono cambiate da allora, almeno qui in California. La mia erba di design sembra un accessorio della mia borsa del trucco, e non mi ricordo l’ultima volta che qualcuno mi ha dato dell’erba in una bustina di plastica. So che è solo una questione di tempo prima che per gli psichedelici succeda la stessa cosa. Ma vogliamo che accada?

Ok, il microdosaggio di psichedelici è ormai accettato quasi quanto vaporizzare cannabis prima del lavoro. Secondo un sondaggio del 2013 sull’uso della droga e la salute, quasi il 7% degli americani ha preso MDMA, mentre ogni weekend decine di cerimonie dell’ayahuasca hanno luogo in loft, studi di yoga e case private ovunque a Brooklyn, Los Angeles, la Bay Area, e oltre.

Gli psichedelici stanno velocemente rientrando nel mainstream, con visionari prudenti, scienziati, e accademici come Rick Doblin, il fondatore della Multidisciplinary Association of Psychedelic Studies, Michael Pollan, autore di How to Change Your Mind, e il ricercatore della Johns Hopkins Roland Griffiths, fra gli altri, a guidare la strada.

Alcuni sostengono che il movimento psichedelico è dove quello per la cannabis era solo un decennio fa – e hanno un punto. La California è stata pioniera della marijuana terapeutica nel 1996 e, da allora, 33 Stati hanno legalizzato la cannabis per uso medico o adulto, l’FDA ha approvato la prima medicina a base di cannabis su prescrizione, e la cannabis è diventata un tema centrale per alcuni candidati in campagna elettorale. Per molti versi, il cammino verso la legalizzazione della pianta di cannabis è sia un modello per gli psichedelici, che un esempio di cosa non fare lungo il cammino.

Anche se confutata come droga di passaggio, la cannabis è in effetti una pianta di passaggio, che introduce i consumatori ad un approccio alla salute basato sulle piante. Dopo aver sperimentato il potere della terapia a base di cannabis, chi poteva aver paura delle “droghe” psichedeliche ne vede il merito.

L’approccio alla legalizzazione della cannabis è stato triplice. Il percorso più ovvio è stato locale, con misure statali per decriminalizzare o legalizzare la cannabis per uso medico e terapeutico. Attori centrali in mercati statali come quelli della California, attraendo le migliori menti del marketing, hanno bollato la cannabis come un prodotto di benessere e stile di vita. Una volta accolta solo dagli hippie, la cannabis è stata sterilizzata abbastanza per attrarre anche i quartieri più conservatori (come John Boehner) nell’industria. Anche il Congresso sta recuperando, e sta considerando un numero record di leggi per rimuovere dalle Tabelle o promuovere in altro modo la riforma della legge sulla cannabis. L’approccio federale include il secondo percorso verso la riforma.

Nel frattempo, il terzo approccio è attraverso la riclassificazione dell’FDA. Al momento Sue Sisley, presidente e principale investigatore allo Scottsdale Research Institute, sta cooperando con MAPS per studiare il fiore di cannabis come trattamento per i veterani con stress postraumatico. Quando la ricerca sarà completa, l’idea è che la cannabis, nella sua forma organica, diventi una medicina su prescrizione a prezzo accessibile.

“Una delle cose che il movimento per la cannabis ha fatto bene è l’aver operato su diversi livelli di governo,” dice Noah Potter, autore del The Psychedelic Law Blog e un avvocato per l’azienda di cannabis Hoban Law Group. “Non c’è organizzazione centrale sulla cannabis, ma è successo che in modo organico diverse persone si sono fatte sentire, nelle loro funzioni di giornalisti, medici, imprenditori, e nel bene e nel male c’è una diversità di messaggio sulla cannabis.”

Simile a organizzazioni come la National Organization for the Reform of Marijuana Laws o la Drug Policy Alliance, MAPS, una no-profit che ha sponsorizzato molta della recente, pionieristica ricerca psichedelica, ha forti inclinazioni politiche.

Ma MAPS e altre no-profit che fanno ricerca non sono sole nel cercare di rendere gli psichedelici legali, come medicine. C’è stato timore fra alcuni protagonisti chiave della comunità psichedelica che COMPASS Pathways – un’azienda con fini di lucro la cui ricerca è stata recentemente accelerata dalla FDA per sviluppare una cura per la depressione alla psilocibina – è un’indicazione che persone intenzionate a trarre profitto dagli psichedelici, piuttosto che assicurare la loro disponibilità, stanno entrando nello spazio. L’azienda è sostenuta da alcuni dei maggiori venture capitalists come Peter Thiel e Michael Novogratz.

Stiamo vedendo almeno un duplice approccio agli psichedelici, come per la cannabis. Il primo è ricerca approvata dal governo su MDMA per stress postraumatico e psilocibina per ansia, depressione, e altre condizioni. Il secondo comporta iniziative statali e cittadine in posti come l’Oregon o Denver per decriminalizzare o legalizzare la psilocibina.

Ma come ha detto Potter, la “diversità del messaggio” ha anche i suoi inconvenienti: senza un cardine centrale nel movimento per la cannabis o gli psichedelici, non c’è modo di assicurare che queste industrie crescano diventando accessibili o eque.

Com’è che nell’industria della cannabis, per esempio, migliaia di vittime della guerra alle droghe (soprattutto persone di colore) rimangono in carcere per violazioni minori della legge, mentre gli uomini bianchi (quelli come Boehner) fanno progressi in un’ulteriore industria aziendale americana?

 “Combini la cannabis col capitalismo, dove la cannabis non è solo un bene di consumo, e adesso è tutta una questione di soldi,” dice Potter.

Di conseguenza, siamo a un punto dove anche gli agricoltori del mercato nero e i proprietari delle dispense del mercato grigio, che da decenni vivono sotto la costante minaccia di vedersi strappare i loro mezzi di sussistenza, si stanno lamentando della legalizzazione per via di gravose regolamentazioni e l’impossibilità di competere con Big Marijuana. E mentre le donne una volta contavano per il 36% dei dirigenti dell’industria della cannabis, il mainstreaming dell’erba ha avuto l’effetto collaterale di ridurre questa statistica di circa il 9%, secondo un sondaggio del 2017 del Marijuana Business Daily. Con un buon numero di dirigenti del settore che non si sono mai fatti una canna, è difficile non chiedersi come l’industria della cannabis si sia allontanata così tanto dalla morale del movimento originario.

E questa è esattamente la domanda che dovremmo porci rispetto alla prossima industria degli psichedelici: come può il mercato difendere i valori di comunità e compassione così spesso rafforzati quando una persona è sotto l’effetto di queste piante enteogene?

Anche se, ammettiamolo, ci sono molti meno prigionieri della guerra agli psichedelici rispetto alla guerra all’erba, l’equità nel caso degli psichedelici significa non soltanto includere gruppi marginalizzati nell’industria nascente, ma assicurarsi che la medicina psichedelica diventi un diritto, invece che un privilegio. Inoltre, dice Potter, parlare di legalizzazione degli psichedelici solo con l’obiettivo di creare medicine contribuisce al paradigma proibizionista secondo cui queste sostanze potrebbero rimanere pericolose fuori da quel paradigma; trascura i loro meriti per fini ricreativi o spirituali, e la linea fra i due è spesso sottile.

Permane un bisogno, nel movimento, di riconoscere il diritto alla libertà cognitiva, la ricerca della felicità, e l’innato desiderio di connessione spirituale – tutto accanto al bisogno di migliori medicine. Allo stesso tempo, dobbiamo assicurarci che il movimento dia il dovuto rispetto alle culture indigene che hanno usato queste sostanze, in modo sicuro e saggio, per generazioni. “adesso c’è il potenziale per uno sfruttamento di queste sostanze per trarne profitto e turismo psichedelico del primo mondo,” dice Potter.

In fin dei conti, la legalizzazione degli psichedelici sarebbe preferibile alla decriminalizzazione, sostiene Porter, perché permetterebbe agli psichedelici di essere regolati e creerebbe un solco maggiore nella guerra alle droghe. Ma, affinché gli psichedelici siano ben integrati nella società, la separazione tra aspetto medico, spirituale e commerciale dovrà cambiare. Se fatto bene, dice Potter, “questo avrà profonde ripercussioni su tutto quello che facciamo.”

Traduzione di un articolo di Quartz

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