By: Guido Long

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La storia della cannabis in Sudafrica contiene due traiettorie distinte, talora in contraddizione diretta l’una con l’altra.  La prima è costituita dal tentativo, in corso ormai da cent’anni, di proibirne l’uso. La seconda descrive il succedersi di amministrazioni coloniali che hanno tentato, nel corso degli anni, di sviluppare la produzione della cannabis per trarne profitto.

Queste due traiettorie hanno cominciato a delinearsi concretamente nel 1916.

Il governo allora in carica era alle prese con tensioni politiche interne e con una guerra imperiale internazionale. Come parte dell’Impero Britannico, L’Unione Sudafricana aveva l’obbligo di approvare internamente legislazioni conformi ai trattati internazionali di cui era firmataria, direttamente o indirettamente. 

Il governo dell’Unione dovette dunque introdurre un disegno di legge volto a regolamentare “Oppio ed Altre Sostanze che Inducono Dipendenza” per ottemperare agli accordi internazionali sottoscritti all’Aia nel 1912. La legge includeva tra queste sostanze la cannabis e la canapa indiana, nonostante non vi fossero prove sufficienti per asserire che queste due sostanze fossero causa di una dipendenza comparabile a quella da oppio. Il disegno di legge sviluppava normative locali già adottate a Colonia del Natal e a Colonia del Capo.  

In quegli stessi anni, una seconda traiettoria stava prendendo forma. A luglio di quell’anno il piroscafo S.S. Balmoral salpò  dalla Provincia del Capo Orientale alla volta di Londra, con undici sacchi di dagga (il nome con cui la cannabis è chiamata in Sudafrica) nella stiva, indirizzati alla società farmaceutica Dreyfus & Co. Il Dipartimento dell’Industria e delle Miniere dell’Unione voleva che la pianta venisse testata nella speranza di svilupparne la produzione  per il mercato farmaceutico internazionale. 

Tali rotture interne allo Stato dimostrano come le pressioni politiche dietro alla criminalizzazione della dagga coesistevano, seppur contraddicendola, con la volontà di perseguire la commercializzazione della dagga come bene di consumo nel mercato globale. 

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