By: Viola Tofani

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I reati di droga sono punibili con la morte in almeno 35 paesi e territori del mondo, e questo numero potrebbe crescere.

Nello scorso anno le autorità del Bangladesh e dello Sri Lanka hanno reintrodotto la pena di morte come possibile punizione per reati di droga, mentre i presidenti delle Filippine e degli USA hanno espresso il loro supporto per l’esecuzione delle persone coinvolte nel traffico di droga.

TalkingDrugs ha parlato con Aurélie Plaçais, direttrice della World Coalition Against the Death Penalty, per capire meglio come l’uso della pena di morte per reati di morte stia cambiando.

TalkingDrugs: Quali sono stati i cambiamenti recenti più significativi nell’uso della pena di morte per reati di droga? Perché sono avvenuti?

Aurélie Plaçais: In Iran, il governo ha posto fine alla pena di morte obbligatoria per droga, e morte persone hanno visto la loro condanna a morte commutata in sentenze inferiori. Una riforma sta anche avvenendo in Malesia, dove si sta rimuovendo la pena di morte obbligatoria. Questo è un trend globale; molti paesi stanno realizzando che non si può sconfiggere il traffico di droga condannando a morte un “mulo della droga” – una persona con potere e controllo del traffico limitati. Un’altra ragione è l’importante lavoro che il movimento internazionale per l’abolizione della pena di morte ha fatto – soprattutto la campagna di Harm Reduction International, ma anche il lavoro di altre organizzazioni come la Coalizione Mondiale contro la pena di morte – mettendo pressione all’ONU affinché le politiche attuate non portino alle esecuzioni. Da quando Harm Reduction International ha pubblicato [la loro ricerca sulla pena di morte] nel 2017, c’è stato un vero cambiamento nel modo di lavorare dell’ONU sulla questione.

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