By: Guido Long

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Il 26 giugno è stato presentato il X Libro Bianco sulle Droghe.

Il testo passa in rassegna 30 anni di leggi e politiche in materia di droga e raccoglie dati relativi al 2018. Si conferma che, da tre decenni, il Testo Unico, noto ancora come Jervolino-Vassalli, è la causa principale di ingresso nel sistema della giustizia italiana e nelle carceri. Se nel mondo la media degli arresti per reati connessi alle droghe è intorno al 20%, in Italia siamo stabili al 30%. Il testo smonta anche molte delle mistificazioni spesso utilizzate per generare paura contro riforme anti-proibizioniste.

Giusto per fare un esempio, solo l’ 1,14% degli incidenti stradali (dati della Polizia Stradale 2018, ISTAT e DPA) avviene in violazione dell’articolo 187 del Codice della strada (guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti). Anche i dati della sperimentazione dello screening rapido su strada indicano che a poco più dell’1% dei conducenti risulta positivo ai test. Di questi una media superiore al 20% viene “scagionato” dalle analisi di laboratorio.

14.118 dei 47.258 ingressi in carcere nel 2018 sono stati causati da imputazioni o condanne sulla base dell’articolo 73 (detenzione a fini di spaccio) della legge. Si tratta del 29,87%, un’inversione di tendenza dal 2013 quando a seguito della sentenza Torreggiani della CEDU e dalle modifiche occorse a seguito della decisione della Consulta di cancellare buona parte della legge “Fini-Giovanardi” furono registrati numeri di arresti con la media mondiale.

“Dei quasi 60.000 detenuti presenti in carcere al 31 dicembre 2018 ben 14.579 lo erano a causa del solo articolo 73 del Testo unico (sostanzialmente per detenzione a fini di spaccio). Altri 5.488 in associazione con l’articolo 74 (associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti), solo 940 esclusivamente per l’articolo 74. Questi ultimi rimangono sostanzialmente stabili (anzi diminuiscono di alcune decine di unità). Nel complesso vi è però un aumento secco del 6,5% rispetto all’anno precedente.

16.669 dei 59.655 detenuti al 31 dicembre del 2018 sono ritenuti tossicodipendenti, si tratta del 27,94% del totale. Una percentuale che supera il picco raggiunto dall’entrata in vigore della Fini-Giovanardi (27,57% nel 2007), numeri successivamente riassorbiti grazie a interventi legislativi correttivi. Preoccupa poi l’ulteriore l’impennata degli ingressi in carcere di tossicodipendenti che toccano il record del 35,53%.

“Le persone coinvolte in procedimenti penali pendenti per violazione dell’articolo 73 e 74 sono rispettivamente 178.819 (+5.005 e +2,9% rispetto a un anno prima) e 43.335 (+1.154 e +2,7%), un dato che si allinea ai peggiori anni della Fini-Giovanardi”. Unico dato positivo sono le misure alternative in lieve ma costante crescita lieve negli ultimi anni grazie alla revisione di dei massimi e minimi di pena del 2014″.

“Le sanzioni amministrative riguardano il 36% delle segnalazioni, anche qui la percentuale è in aumento rispetto all’anno precedente. La segnalazione al prefetto dei consumatori ha quindi natura principalmente sanzionatoria. La repressione colpisce per quasi l’80% i consumatori di cannabinoidi (79,18%), seguono a distanza cocaina (14,34%) e eroina (4,39%) e in maniera irrilevante le altre sostanze.

Dal 1990, anno dell’entrata in vigore del Testo Unico sulle droghe, 1.267.183 persone sono state segnalate per possesso di sostanze stupefacenti ad uso personale; di queste 926.478, il 73,11% per derivati della cannabis.

Infine, malgrado il ritorno sensibile degli arresti, si registra il crescente numero delle persone segnalate ai Prefetto per consumo di sostanze illecite: 39.278 nel 2018 con un’impennata relativa ai minori di +394,4% in tre anni. Come già notato nel Nono Libro Bianco si consolida il numero delle sanzioni: 15.126. Allo stesso tempo pare del tutto irrilevante la vocazione “terapeutica” della segnalazione al Prefetto: su 39.278 persone segnalate solo 82 sono state sollecitate a presentare un programma di trattamento socio-sanitario – nel 2017 erano 3.008.

Senza gli arresti dovuti al proibizionismo il sistema penitenziario italiano rientrerebbe nella legalità costituzionale.

Alla conferenza stampa di presentazione del X Libro Bianco sulle Droghe in occasione della giornata mondiale contro il narco-traffico presso la Camera dei Deputati ha preso la parola anche Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni – una delle organizzazioni promotrici del documento.

“Questo studio indipendente” ha dichiarato l’avvocato Filomena Gallo “continua a rappresentare uno dei pochi documenti seri, se non l’unico, capaci di analizzare il fenomeno nella sua dimensione reale senza pregiudizi ideologici.

Tutte le associazioni che hanno contribuito hanno sicuramente posizioni molto critiche circa le leggi e politiche in materia di droga nel nostro paese, ma al momento dell’analisi si concentrano laicamente sui dati forniti dai ministeri per far emergere la realtà italiana.

Il X Libro Bianco denuncia una gravissima situazione relativa ai procedimenti penali per violazione della Legge sulla droga e al numero degli arresti anche per la sola detenzione che contribuiscono significativamente alla sovrappopolazione carceraria.

Il governo continua a non far tesoro degli sviluppi positivi in materia di regolamentazione, in particolare di cannabis, che iniziano a venire dai vari Stati degli USA e dal Canada e Uruguay, mentre il Parlamento è immobile sulla nostra proposta di legge d’iniziativa popolare presentata alla camera nel 2016 per la legalizzazione della cannabis.

Infine” ha concluso Filomena Gallo “il quotidiano stillicidio di dichiarazioni contrastanti da parte di membri del Governo su canapa e cannabis, contribuisce a creare un generale clima d’incertezza che va contro il diritto alla salute di migliaia di persone che dai cannabinoidi potrebbero trarre giovamento e colpisce piccoli e medi imprenditori di un settore agricolo tradizionale.

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