By: Guido Long

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La meritata reputazione del Regno Unito per aver sviluppato gli standard dei servizi di riduzione del danno era l’invidia di molti paesi del mondo. A partire da umili inizi negli anni 80 e una comunità della riduzione del danno straordinariamente appassionata e dedicata si è realizzato un livello di attivismo che ha portato la riduzione del danno ad essere parte del servizio sanitario britannico. Bisogna anche dar credito al governo britannico che in quel periodo e di fronte alla crescente “epidemia di AIDS” si impegnò a finanziare e supportare la crescita e l’implementazione dei servizi di riduzione del danno, soprattutto la fornitura di aghi e siringhe per le persone che iniettano droga. I tassi di HIV nel Regno Unito oggi (circa l’1% delle persone che iniettano droga) è uno dei più bassi del mondo e un testamento di questa partnership tra attivismo e pragmatismo politico.

A partire dalla fine degli anni 80 il Regno Unito ha cominciato a rifinire programmi efficaci di impegno e intervento per ridurre il danno fra le persone che iniettano droghe. I quattro pilastri della riduzione del danno – fornitura di aghi e siringhe, terapie di sostituzione e metadone, trattamento di epatite c e HIV e la prevenzione e inversione delle overdosi – ha stabilito il nostro ruolo come agenti del cambio di comportamento dentro questo ambiente inclusivo e non giudicante. Siamo stati efficaci nel ridurre i rischi associati all’iniezione di droghe e nello sviluppare interventi medici con il miglior rapporto qualità prezzo. Si stima che per ogni euro speso in riduzione del danno se ne guadagnano quattro in vantaggi sociali e di salute. Questo è stato ottenuto con tenacia, impegno, compassione e anni di attivismo in un periodo in cui le nostre comunità preferirebbero vedere le persone che iniettano droghe in prigione piuttosto che capite, curate e supportate.

Eppure, nonostante si sia ottenuta l’inclusione della riduzione del danno nel sistema sanitario, le attitudini della popolazione verso coloro che iniettano droghe non sono cambiate. Basta guardare sotto l’impiallacciatura di accettabilità per la riduzione del danno nelle nostre comunità e rimangono gli stessi punti di vista perniciosi e ignoranti a proposito dell’uso di droga, che sono mal informati ma assicurano che le persone che iniettano droga sono fra le più marginalizzate della nostra società.

Questo è in parte dovuto all’insistenza da parte del governo sul fatto che le droghe e il loro utilizzo rimangono illegali e alla paura e all’ignoranza della nostra società, che porta molte persone a credere che chi usa droghe dovrebbe essere incarcerato piuttosto che aiutato. La società non li vede come meritevoli di compassione e servizio sanitario, ed è sdegnata per l’acquisto di attrezzatura per l’iniezione e trattamento con i soldi delle “loro tasse”. Tutto ciò è anche dovuto ad un fallimento di un modello di servizio sostenibile e veramente rappresentativo che avrebbe permesso alle opinioni degli utilizzatori di essere centrali nel pianificare, finanziare e commissionare il tutto sia a livello politico che di consegna.

Une tempesta perfetta.

Tristemente, dal 2010 l’Inghilterra ha sistematicamente disinvestito nella riduzione del danno. Il dibattito da tempesta politica del 2008 ha visto il modello di astinenza prevalere su quello della riduzione del danno. La nuova politica sulle droghe del governo nel 2010 ha visto un cambio politico, allontanandosi dalla riduzione del danno. Ciò è avvenuto simultaneamente al cambio di responsabilità di incarico per i servizi sulle droghe dai centri di assistenza primaria alle autorità locali, precisamente nel momento in cui le autorità finivano i soldi. La delimitazione dei finanziamenti per l’HIV, che supportava i servizi sulle droghe, ne ha causato la sparizione e la riduzione del danno ha dovuto cominciare a competere per i fondi con tutta una gamma di cause valide nella salute pubblica.

Non c’è dubbio che molte persone abbiano beneficiato oltre le loro speranze dell’opportunità fornita dal modello di recupero, ma molti utilizzatori di droga stanno molto peggio. Nel Regno Unito stiamo vivendo un aumento dei senzatetto e delle morti legate alla droga, che sono più di quante non siano mai state. Abbiamo anche avuto il primo grande focolaio di HIV nella nostra storia, un fatto che fuori dalla Scozia è largamente ignorato.

Molti servizi per la riduzione del danno che hanno tradizionalmente fornito una porta d’accesso al trattamento e una rete di sicurezza per chi non riusciva a gestire le varie opzioni di cura offerte adesso offrono poco più che la distribuzione di materiale per le iniezioni. Il sistematico disinvestimento nella riduzione del danno in Inghilterra ha lasciato molte persone da sole, isolate e vulnerabili, senza lavoratori qualificati nella riduzione del danno per fare ciò che hanno sempre fatto. Impegnarsi, supportare e salvare vite.

Uno scambio recente sui social ha descritto una discussione con un cliente che si stava registrando ad un programma di scambio siringhe fornito da una grande no-profit nazionale. Questa è una citazione della discussione: “durante la compilazione delle carte per la registrazione gli è stata chiesta la sua preferenza riguardo l’amministrazione di sostanze. Ha detto all’impiegato che era un utilizzatore IV. L’impiegato non sapeva di cosa stesse parlando, quindi ha ampliato dicendo che era un utilizzatore intravenoso. L’impiegato continuava a non sapere di cosa si trattasse.”

Questo rappresenta quello che succede nella maggior parte dei servizi sulla droga? Ovviamente no, però succede, e non dovrebbe. Troppi centri hanno staff che si occupa dei programmi di aghi e siringhe che non ha le necessarie competenze e conoscenze, e in alcuni casi neanche la giusta attitudine per approcciarsi a persone fra le più marginalizzate e fragili della nostra società. In questo ambiente, una riduzione del danno di qualità non può esserci e abbiamo poche speranze di ridurre i danni e l’isolamento sociale di chi fa uso di droghe, finché non ci sarà abbastanza volontà politica per sviluppare una politica sulle droghe che rifletta veramente il valore della vita umana. Il naloxone (la sostanza che inverte le overdosi da oppiacei) non è la soluzione per salvare le vite di chi usa droghe, ma lo è la riduzione del danno, di cui il naloxone è una componente importante.

Dobbiamo celebrare l’impegno e la compassione di chi lavora nel nostro campo ed educarli, formarli, guidarli e supportarli in modo appropriato. Questo non deve costare un occhio, non è una questione finanziaria, ma culturale. In un mondo sempre più dominato dalla fornitura farmaceutica di siringhe, sembriamo aver dimenticato come apprezzare e rispettare le persone che fanno uso di droga. Se ci mancano entusiasmo positivo e ottimismo, che diritto abbiamo di aspettarceli dagli altri?

I servizi devono appropriatamente supportare i nostri straordinari colleghi per creare ancora una volta quella cultura di accettazione e impegno, salvare più vite e migliorare la salute delle persone che iniettano droghe. Dobbiamo re-immaginare la riduzione del danno in questo clima di austerity e sì, forse questo significa anche scoprire un nuovo stile di attivismo per fare ancora una volta la differenza e mantenere chi inietta droghe in vita e in salute. Dobbiamo anche impegnarci con le nostre comunità in un modo che le incoraggi a riformulare la loro comprensione delle droghe e di che le usa. Dobbiamo sfidare le attitudini e smontare le barriere che impediscono alla società di provare compassione, comprensione e accettazione per le persone che compiono scelte di vita che comportano rischi. Accettiamo le persone che fanno scelte che portano a malattie cardiache, diabete, malattie respiratorie e cancro, eppure condanniamo chi inietta droghe perché “sprecano preziose risorse sanitarie” con le loro scelte di vita. Questa disuguaglianza sanitaria è perversa e perpetrata da politiche che continuano a classificare le persone che iniettano droghe come criminali, non supportano la riduzione del danno e non fanno niente per sfidare la perpetua esclusione dalla società di persone con dei bisogni sanitari genuini. In assenza di volontà politica per occuparsene, la nostra unica speranza è che gli esperti del campo possano diventare ancora una volta attivisti e realizzare il cambiamento di cui abbiamo bisogno.

L’abbiamo fatto prima; possiamo farlo di nuovo.

Questo articolo è stato scritto per The Vision Project da Nick Wilson dell’Exchange Supplies, un’impresa sociale, creata per fornire prodotti, informazioni e servizi per migliorare e allungare la via delle persone che iniettano droghe.

Traduzione di un articolo di Talking Drugs

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