By: admindunp

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Le nuove norme il 25 luglio in Aula alla Camera. Il sì dei magistrati antimafia per combattere la criminalità organizzata. Il cannabis social club: “Si possono associare fino a 50 persone e possono essere anche pazienti che si uniscono tra loro”

ROMA Arriverà in Aula alla Camera il prossimo lunedì 25 luglio e sarà la prima volta che una legge sulla legalizzazione della cannabis varca quella fatidica soglia. Ieri a Montecitorio le commissioni congiunte di Giustizia e Affari sociali hanno adottato il testo unico da portare in votazione ai deputati, il cosidetto «testo Giachetti», sebbene quella proposta sia stata in realtà materialmente redatta da un folto intergruppo formato da deputati e senatori creato e coordinato dal sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova.

L’autocoltivazione

Come funzionerebbe la legge? Il testo in pillole cambia molto le attuali regole sulla detenzione della cannabis, partendo dal concetto di legalizzarla. E così sarà possibile tenere in casa fino a quindici grammi di cannabis senza dover chiedere il permesso a nessuno, né comunicare alcunché a enti e autorità. Se invece si sta in giro e non a casa la quantità lecita di possesso scende a cinque grammi. Si possono anche derogare questi limiti, ma l’importante in questo caso è dimostrare che il possesso di cannabis è per uso terapeutico e non ricreativo. Particolare la regolamentazione relativa alla coltivazione (prevista nella legge all’articolo 1). O, meglio, l’autocoltivazione. Nella legge di oggi è completamente proibita, nel testo Giachetti si prevede la possibilità di coltivare fino a cinque piantine e anche quella di coltivarle in forma associata sul modello spagnolo dei «cannabis social club»

Il cannabis social club

Spiega Daniele Farina, deputato di Sinistra italiana, relatore della legge per la commissione Giustizia: «Il cosiddetto cannabis social club è un tentativo di generare un monopolio attenuato. Si possono associare fino a cinquanta persone e possono essere anche pazienti che si uniscono tra loro». Sia in forma associata sia in forma singola, l’autocoltivazione può cominciare dopo che si è data comunicazione all’Agenzia dei monopoli, valendo quindi la regola del silenzio-assenso.

Il parere della Dna

Uno degli scopi principali di questa legge di legalizzazione è la lotta alla criminalità organizzata, ed è su questo punto che la Direzione nazionale antimafia si è espressa con un parere favorevole. I magistrati hanno infatti prodotto un documento dove scrivono: «Questo ufficio esprime parere positivo per tutte le proposte di legge che mirano a legalizzare la coltivazione, la lavorazione e la vendita della cannabis e dei suoi derivati». Sono diversi mesi che l’intergruppo messo in piedi dal sottosegretario Della Vedova lavora a questa proposta di legge che — per la prima volta nella storia del nostro Paese — arriva in un’Aula del Parlamento per la votazione di un provvedimento che verso la cannabis si dimostra antiproibizionista e non repressivo.

Le firme

«Per questa proposta di legge abbiamo raccolto le firme di 221 deputati e di 73 senatori», spiega il sottosegretario agli Esteri. E aggiunge: «Ma sono convinto che, al di là di chi ha già messo la sua firma, ci sono molti parlamentari che questa legge alla fine la voteranno: è il più grande colpo che si può dare alla mafia, alla criminalità organizzata».Martedì 19 scadono i termini per la presentazione degli emendamenti e dopo nemmeno una settimana il provvedimento sarà all’attenzione dell’emiciclo di Montecitorio.

Articolo di Alessandra Arachi sul Corriere della Sera


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