By: Guido Long

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L’11 Gennaio 2019, un incendio in un centro di riabilitazione per tossicodipendenti ha causato la morte di 18 pazienti a Guayaquil, Ecuador. Chiusi nelle proprie stanze e forzati a disintossicarsi di punto in bianco (“cold turkey”), le vittime non hanno potuto scappare dalle fiamme che hanno inghiottito l’edificio.

L’atto di barricare i pazienti in camera, mentre patiscono in agonizzante astinenza, è solo una delle tattiche abusive usate nei “centri di recupero” in Ecuador. Alcuni centri obbligano i pazienti a dormire su pavimenti freddi, senza coperte né materassi, proibiscono loro di usare sapone o dentifricio e servono il cibo scaduto donato dai supermercati. Molti di questi centri non permettono neanche ai pazienti di usare il bagno durante le terapie di gruppo, che possono durare ore. Altri puniscono i pazienti “difficili” picchiandoli, forzandoli a nuotare in acqua gelida, facendoli mangiare senza posate, o addirittura, in un caso, obbligando altri pazienti a defecare su quelli più problematici.

La Dott.ssa Ana Jacome, psicologa clinica e forense, ha documentato i dilaganti abusi in centri di trattamento dell’Ecuador ed afferma che la logica di fondo di questi abusi è “distruggere l’ego e rimpiazzarlo con uno migliore che non usi droghe”.

Ai pazienti viene garantito che “picchieremo il diavolo dentro di te fino a farlo uscire”, afferma la Dott.ssa Carla Alvarez, specializzata in ricerca sulle politiche antidroga in Ecuador. “Nelle cliniche si parla molto di salvazione dell’anima”.

Altre indagini hanno svelato pratiche quali il pestaggio di pazienti con mazze, cavi di ferro, machete e cavi elettrici, l’abbondono dei pazienti in buchi scuri e sporchi per giorni di fila per “riflettere sulle cattive azioni compiute”, e gli abusi sessuali.

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