By: admindunp

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Pubblichiamo a seguire un articolo apparso su Grazia di questa settimana. Prima della lettura, ci teniamo a sottolineare che le proposte di legge che torneranno in discussione a settembre in Parlamento, così come la proposta di legge popolare su cui stiamo raccogliendo firme in tutta Italia, prevedono la legalizzazione della cannabis, non la liberalizzazione. La legalizzazione serve a regolare il regime di liberalizzazione ora in atto attraverso il mercato illegale. In ultimo ci teniamo a precisare che la ricostruzione operata dalla giornalista in apertura dell’articolo, che vede un ragazzo che va a comprare marijuana alle 7.55 del mattino prima di andare a scuola, non è aderente con la realtà proposta dalle leggi per la legalizzazione per i seguenti motivi:

  1. le proposte di legge che andranno in discussione, vietano l’apertura di negozi nelle vicinanze delle scuole;
  2. sempre queste proposte mantengono il divieto di uso in luoghi pubblici.

 

Oltre a quanto previsto dalle leggi, dobbiamo tenere in considerazione che:

  1. i canapai già presenti in Italia aprono, come la maggior parte dei negozi, tra le 9.30 e le 10.30 del mattino;
  2. come sanno tutti i ragazzi che si trovano in questo momento alle scuole superiori, lo spacciatore al momento lo trovi nella classe vicina e ha il “fumo” a tutte le ore.

Matteo Mainardi, coordinatore della raccolta firme Legalizziamo!

 

Articolo di Monica Bogliardi pubblicato su Grazia – Sono le otto meno cinque del mattino. Dalla bicicletta scende un 18enne, entra in un negozio, e ne esce maneggiando una bustina. Ancora qualche pedalata e arriva a scuola. Ha comprato il primo spinello della giornata. Tutto alla luce del sole, in un emporio “dedicato”, dove gli hanno chiesto un documento per vedere se era maggiorenne, e venduto della marijuana. Se a settembre sarà approvata la proposta di legge per legalizzare la cannabis (doveva essere discussa e votata in Parlamento il 25 luglio, ma davanti a quasi 2.000 emendamenti si è deciso di far slittare il voto), questa scenetta potrebbe diventare frequente.

Per Ungass 2016, la sessione speciale dell’Onu dedicata alle droghe, in Italia consumano cannabis tra i 4 e i 5 milioni di persone. E, secondo uno studio dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr, il 26 per cento degli studenti tra i 15 e i 19 anni usa marijuana. Saranno in molti, dunque, interessati alla battaglia parlamentare d’autunno. Il fronte del sì è formato da 225 deputati e 73 senatori. «Alla Camera ci basta ottenere altri 80 voti per far passare il provvedimento», dice il radicale Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri e presidente dell’intergruppo parlamentare a favore della cannabis. La proposta di legge “Cannabis legale” prevede la possibilità di coltivare fino a cinque piantine di marijuana (anche in forma collettiva, costituendo i cosiddetti “cannabis social club”), detenere fino a 5 grammi della sostanza (ma fino a 15 nella propria abitazione) e comprarla in appositi negozi, ma solo se si è maggiorenni. Rimane vietato, invece, fumare in siti pubblici e spacciare.

Gli effetti della liberalizzazione sarebbero immediati? «Si sottrarrebbe subito alle mafie il giro d’affari legato alla droga, e le forze dell’ordine ora impegnate in operazioni di controllo e sequestro legate alle sostanze leggere sarebbero dirottate su reati più pericolosi come pedofilia e terrorismo», dice Della Vedova. «Noi puntiamo a una legalizzazione piena, come in alcuni Stati americani, dal Colorado all’Oregon. Fare le cose alla luce del sole porta a maggior controllo sulla qualità del prodotto venduto e a minore pericolosità sociale: lo spacciatore non chiede la carta d’identità, fa business anche con i 14enni».

Parallelamente al Parlamento si sta muovendo la società civile. «Abbiamo già raccolto 25 mila firme di sostegno alla proposta in discussione e presentato un nostro disegno di legge d’iniziativa popolare», dice l’avvocato Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni, che insieme con i Radicali Italiani e altre organizzazioni ha creato il network Legalizziamo!.

Sono agguerriti anche gli oppositori della legge (tra cui il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin). «La cannabis fa male soprattutto ai giovani, i suoi danni permanenti al cervello sono documentati dalla comunità scientifica», dice Maurizio Lupi, presidente dei deputati di Area Popolare. «Lo Stato tutela la salute dei cittadini, e non può far passare il messaggio che la cannabis è innocua, perché questo si è indotti a pensare se una sostanza viene legalmente distribuita», spiega Lupi. «Infine, non è vero che si danneggerebbe la criminalità organizzata, visto che quello della cannabis è una minima parte del mercato della droga, il grosso è eroina e cocaina, e i consumatori sono soprattutto minorenni. E poi produrla legalmente avrebbe costi superiori al mercato clandestino: se la trova a minor prezzo nei canali illeciti, invece che in quello legale, dove andrà il consumatore?».

Non è facile rispondere. Ci sono personalità illustri che vedono luci e ombre in entrambe le posizioni. Come Raffaele Cantone, magistrato in prima linea contro le mafie, oggi presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione: «Un tempo ero contrario alla legalizzazione. Oggi ho dei dubbi. Perché con questa s’impedisce il contatto tra il giovane e lo spacciatore di droghe leggere – sostanze che, tra l’altro, non sono il pezzo grosso del fatturato delle mafie negli stupefacenti – evitando così i rapporti tra adolescenti e criminalità. E poi ci sarebbero più controlli chimici su che cosa è venduto: anche uno spinello può essere pericoloso. D’altro canto mi chiedo se legalizzare non significhi far credere che lo Stato non riesce a gestire questo fenomeno. Il che, però, è un dato di fatto. Infine: ci vorrebbero regole uguali, sul tema droghe leggere, in tutta l’Unione europea».

Spinello “libero” equivale a più consumo e più dipendenza? «Il problema non è quello, ma il fatto che tutte le droghe agiscono sul cervello. E ogni cervello ha una vulnerabilità non prevedibile», dice Furio Ravera, psichiatra ed esperto in dipendenze. Per lui il nodo sono i teenager. «Tra i giovani consumatori che vengono da me con attacchi di panico, disturbi psicotici e di depersonalizzazione, alcuni fumano tanto, altri poco. Non si può sapere in anticipo qual è la quantità innocua di cannabis per ognuno. Le droghe leggere influenzano le connessioni tra le aree del cervello che si formano in adolescenza. E alterano le prime emozioni e relazioni sociali importanti: vivere il primo rapporto sessuale “da fumato” non fa crescere. L’adolescenza è il periodo peggiore per farsi gli spinelli. I nostri parlamentari pensino soprattutto ai nostri ragazzi».


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