Referendum cannabis, da Amato bocciatura politica

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La Corte Costituzionale ha respinto la richiesta posta dal Comitato Promotore Referendum Cannabis. Tuttavia le motivazioni addotte dal Presidente Giuliano Amato e le modalità scelte per la comunicazione della decisione sono, secondo noi, intollerabili. Sicuramente Amato ha espresso giudizi di natura politica, sul comitato promotore e sul quesito, che non appartengono al ruolo che ricopre, ma sembra anche essersi confuso sulla natura del quesito, sul titolo, sugli effetti.

“Ieri siamo stati accusati di essere truffatori ed incapaci, se lo fossimo non saremmo arrivati in camera di consiglio il 15 febbraio” ha dichiarato in conferenza stampa Marco Perduca, Presidente del Comitato Referendum Cannabis. “Il quesito non viola nessuna convenzione internazionale, tanto è vero che la coltivazione è stata decriminalizzata da molti paesi” ha spiegato Perduca, aggiungendo che “il riferimento del Presidente alle tabelle è fattualmente errato: dall’anno della bocciatura della Legge Fini Giovanardi” e cioè dal 2014 “il comma 4 è tornato a riferirsi alle condotte del comma 1, comprendendo così cannabis“.

Forse la Corte ha confuso la campagna promossa dal Comitato, Cannabis Legale, con il titolo del quesito, che si riferiva alle “sostanze”, sbagliando inoltre in modo piuttosto clamoroso anche tutto il resto: “Il Presidente della Corte Costituzionale è andato a dire formalmente e pubblicamente che il referendum non interveniva su tabelle cannabis e che invece riguardava altre droghe” ha detto Marco Cappato in conferenza stampa: “È falso”. Se è vero che il quesito riguardava la colvitazione, esso manteneva intatte le pene relative alle fasi successive di lavorazione, quindi la raffinazione, la lavorazione, il confezionamento, etc. Insomma, nessuna legalizzazione di eroina e cocaina, sulle quali comunque ci sarebbe da dibattere in modo più scientifico: “Avremmo modificato il modo in cui si viene puniti, mantenendo le sanzioni pecuniarie e buona parte delle amministrative” ha spiegato Perduca, sottolineando le criticità della legge 309/90, adottata proprio quando Giuliano Amato era Presidente del Consiglio dei Ministri: “La legge 309/90 è molto complicata, scritta male, e ogni comma rimanda al comma precedente e quindi bisogna seguire con un filo di Arianna il labirinto del legislatore proibizionista” ha detto Perduca.

“La conferenza stampa di ieri sera di Amato è stata al 100% politica e se nei giudizi di ammissibilità si dovesse trovare un riscontro a questa serie di equivoci, o di allontanamento dal vero, o di pura falsità, allora ci si potrebbe chiedere su che base hanno discusso i giudici della Corte: sulla base dei quesiti inviati dalla Cassazione o sulla base delle stampate dei siti internet dei Comitati promotori e delle card degli influencer? Le cose dette da Amato fanno pensare a questa seconda ipotesi: come si ritiene valido un giudizio di inammissibilità sulla base di giudizi falsi sui titoli del referendum?” si chiede Cappato.


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