By: Guido Long

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Non è la nostra ricerca del piacere a danneggiare l’ambiente, bensì l’avidità delle grandi imprese, le ingiustizie sociali e l’ineguaglianza.

“Se fai uso di cocaina non ti puoi ritenere un attivista per il cambiamento climatico” afferma Dan Burkitt in un articolo per Metro. “L’MDMD uccide gli alberi” prononuncia un video su VICE. Pare che quella di rimproverare e incolpare chi fa uso di droghe per la distruzione del nostro pianeta sia un’idea molto virulenta. Il danno ambientale a cui si fa riferimento non può essere negato ed è causato dalla produzione di sostanze di cui molti fanno uso, come la cocaina e l’MDMA. Tuttavia, se si analizzano le argomentazioni più da vicino, si può vedere che la colpa non è attribuile a chi fa uso di certe sostanze, bensì ai governi che mantengono la non regolamentazione di queste droghe.

All’inizio del 20esimo secolo, la foglia di coca era una merce agricola legale e la cocaina una sostanza lecita ampiamente usata in medicina. La compagnia farmaceutica tedesca Merck importava foglie di coca e impasti grezzi di cocaina dall’America del sud per produrre centinaia di chili di cocaina nei suoi laboratori in Francoforte. Un imprenditore italiano, Angelo Mariani, inventò una bevanda popolare dal nome Vin Mariani che conteneva bassi livelli di alcol e cocaina. Anch’egli importava foglie di coca dal Perù e produceva migliaia di bottiglia nella sua fabbrica in Neuilly, Francia.

La principale differenza con oggi è che allora il processo di produzione di cocaina era legale e regolato. Sebbene non ci fossero leggi per salvaguardare la natura, nè la consapevolezza dei danni a lungo termine imposti sull’ambiente, la produzione di cocaina non era neanche lontanamente nociva quanto oggi. Questo è perché né gli agricoltori di foglie di coca né i laboratori di cocaina dovevano nascondersi dalle autorità. Potevano coltivare coca in zone agricole senza doversi andare a nascondere nel cuore di foreste pluviali per evitare la sradicazione. In più, la cocaina era raramente prodotta in America Latina: il prodotto non finito poteva essere trasportato in Europa, dove veniva finalizzato in maniera professionale in ambienti supervisionati.

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