Decriminalize Nature DC, USA

In un’America in caduta libera per la risalita della pandemia e per la continua assenza di leadership politica, la fine del proibizionismo sulle droghe (psichedelici inclusi) rimane una delle molle e fors’anche degli obiettivi dell’attuale ondata di proteste sociali. Fra le varie organizzazioni che hanno preso posizione in questo frangente, la stessa Maps un paio di settimane fa sottolineava che “il razzismo è una crisi di sanità pubblica” e che “la war on drugs ha portato alla criminalizzazione delle persone di colore e degli attivisti pacifisti, accelerando la militarizzazione della polizia. Altre fonti incitano a resistere alla ‘White Supremacy’ e alla polizia per tutelare i diritti umani e denunciare i catastrofici danni del proibizionismo.

Non è dunque un caso che, proprio durante le manifestazioni svoltesi negli ultimi giorni nelle strade della capitale Washington, D.C., gli attivisti siano riusciti a raccogliere oltre 5.000 firme a sostegno della Initiative 81 che depenalizza l’uso personale delle #PlantMedicine (tra cui funghi, ayahuasca, ibogaina, ma niente derivati sintetici come Lsd o Mdma). Si tratta dello sprint finale per apporre il quesito sulla scheda elettorale di novembre. In settimana verranno consegnate per la necessaria verifica complessiva, dando per scontato che sia stata raggiunta la soglia di almeno 30.000 firme valide.

Dopo un promettente avvio, la campagna era stata bloccata dalla quarantena dovuta al Covid-19. Fortunatamente le autorità cittadine hanno poi autorizzato forme alternative per la raccolta-firme, e gli attivisti hanno subito escogitato nuove modalità. A partire dai servizi postali. Nel giro di un mese sono state spedite circa 10.000 petizioni, con un ritorno tutt’altro che esaltante, circa il 7,4 %. Una serie di contributi economici ha però consentito di procedere a breve con un secondo, massiccio invio a 220.000 residenti (si stanno contando le risposte). Al contempo è stato consentito agli elettori di firmare, scansionare e inviare anche online. E grazie alle ultime firme raccolte nelle proteste di piazza, il traguardo è ormai assicurato.

Abbracciando lo spirito del movimento di protesta, DNDC (Decriminalize Nature District of Columbia) è riuscito così a portare in primo piano l’urgenza di porre fine anche alle norme punitive sulle droghe. “La Initiative 81 integra la riforma della polizia richiesta dagli attivisti del #BlackLivesMatter che DNDC sostiene e appoggia pienamente”, si legge in un comunicato della stessa organizzazione.

È stato intanto ufficializzato il raggiungimento del quorum per un’analoga iniziativa in Oregon. A novembre si voterà per depenalizzare tutte le sostanze illecite e rafforzare i programmi di recupero a livello statale (Drug Addiction Treatment and Recovery Act). Se il referendum passerà, il possesso personale di qualsiasi sostanza illecita verrà considerato una semplice infrazione civile con un’ammenda massima di 100 dollari.

Lo stesso dovrebbe avvenire, tra pochi giorni, per la Initiative Petition #34 che regolamenta l’uso dei funghetti in cliniche convenzionate dietro ricetta medica (Oregon Psilocybin Services Act). In una conferenza stampa virtuale, gli organizzatori della campagna hanno specificato di aver raccolto in totale 164.782 firme, ben oltre la soglia necessaria di 112.020. Mercoledì è arrivata l’attesa conferma ufficiale:  a novembre i residenti dell’Oregon dovranno decidere se diventare la prima giurisdizione Usa con un modello di legalizzazione terapeutica per i ‘funghetti magici’. E contrariamente anche alle attuali normative sulla cannabis medica, non viene richiesta alcuna condizione o stato di salute particolari per poter accedere a questa terapia – che però andrà eseguita in appositi centri autorizzati e con pazienti consenzienti di oltre 21 anni.

Conclusa positivamente la prima tappa, gli attivisti ora dovranno convincere gli elettori a dire il Sì a questi ballot il prossimo 3 novembre, magari proprio sull’onda lunga delle proteste sociali e dell’incertezza politica. Se così sarà, Washington e l’Oregon si uniranno alle città di DenverOakland e Santa Cruz che hanno già depenalizzato gli psichedelici naturali. E lo stesso potrebbero decidere a breve i legislatori in Vermont e New York.

 

Questo articolo fa parte della rubrica settimanale Psichedelia Oggi.

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Bernardo ParrellaBernardo Parrella è giornalista freelance, traduttore e attivista, da tempo residente in Usa e coinvolto in svariati progetti italiani e internazionali. Ha curato l’ebook Rinascimento Psichedelico. La riscoperta degli allucinogeni dalle neuroscienze alla Silicon Valley (2018). @berny

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