da MarijuanaMoment.net

Continua a montare negli Stati Uniti l’ondata di depenalizzazione per alcuni psichedelici, funghetti magici in testa. Dopo la vittoria di misura al referendum popolare di Denver, in Colorado, nel maggio 2019, quest’anno i consigli comunali di Santa Cruz prima e Oakland poi (entrambe in California) hanno approvato analoghe misure. Le autorità repressive devono considerare di “bassa priorità” i procedimenti penali a carico di maggiorenni coinvolti in uso e possesso personale delle #PlantMedicine. Lo stesso ha appena deciso il consiglio comunale di Ann Arbor, in Michigan, ancora una volta con voto unanime. E crescono le speranze per gli imminenti referendum in Oregon di portata ancora più ampia.

«La depenalizzazione delle medicine naturali è un passo necessario per il progresso», ha puntualizzato Jeff Hayne, uno dei due Democrat sponsor della normativa passata ad Ann Arbor. «Non possiamo più chiudere gli occhi di fronte alla saggezza delle popolazioni indigene e all’abbondanza di risorse che la terra produce. Sono rimasto colpito e commosso dalle testimonianze di coloro che hanno avuto profondi benefici dall’uso di queste piante».

Trattasi dunque di una depenalizzazione de facto sul territorio cittadino di comportamenti quali, recita esplicitamente il testo approvato, «piantare, coltivare, trasportare, distribuire, acquistare e pratiche annesse, o possedere di piante enteogene e relativi composti presenti nella Tabella 1 del Controlled Substance Act federale». Aggiungendo che psilocibina, peyote e ayahuasca stanno avendo successo in varie applicazioni terapeutiche, tra cui il trattamento delle dipendenze e della depressione. Oltre a rivelarsi potenziali «catalizzatori di profonde esperienze per la crescita personale e spirituale».

A ulteriore spinta e motivazione di questo quadro promettente, arriva un’importante iniziativa del direttivo nazionale di Decriminalize Nature, il variegato movimento basato su molteplici sezioni cittadine responsabili per le varie campagne. Una guida ad hoc per associazioni e attivisti locali impegnati a stilare e sostenere policy per la depenalizzazione delle sostanze enteogene. Si tratta di un agile PDF (4,3MB, 120 pagine) diffuso in occasione della recente giornata di mobilitazione per la psilocibina, il 20 settembre scorso.

Ribadendo che l’obiettivo primario del movimento rimane quello di «guarire il nostro rapporto con la natura e con gli altri grazie alla partnership con questi enteogeni», il documento sottolinea l’affermazione di un movimento di trasformazione sociale e di un attivismo basato su processi decentralizzati, collaborativi, trasparenti e open source. Vi si trovano i testi delle lettere ed email recapitate ai consiglieri comunali, comunicati inviati ai media cittadini, altro materiale diffuso per sensibilizzare il pubblico, strategie per i social media, vari consigli per situazioni specifiche o suggerimenti per aggirare ostacoli imprevisti. Un manuale organizzativo certamente utile per gli addetti e anche puntuale strumento “educativo” per chi vuole saperne di più. Considerando altresì che nel territorio nord-americano non è poi così raro trovare allo stato naturale e/o coltivare in casa queste “piante”.

Volendo traslare simili prospettive nel contesto italiano o europeo, assai diverso dagli Usa in tal senso, il corrispettivo più vicino è quello dell’affermazione del diritto a godere degli ultimi sviluppi scientifici e specificamente delle nuove medicine psichedeliche, da qualche anno variamente applicate e/o studiate da ricercatori per lo più anglosassoni. È di questo che si è occupato l’altro giorno un panel online – interamente disponibile su YouTube – nell’ambito del XVII Congresso dell’Associazione Luca Coscioni, dal titolo provocatorio ma non troppo di: “Si scrive controllate, si legge proibite: terapie e prodotti a base di droghe”.

Un’ottima occasione di dibattito e di ulteriore spinta per quest’abbozzo di movimento nostrano che ora può contare su una certa attenzione editoriale e mediatica, su attività sparse a cura di entità ed esperti del settore e che forse può trovare utili dritte “politiche” proprio nel manuale organizzativo di Decriminalize Nature, oltre che nelle pratiche operative degli stessi attivisti (fatte salve ovviamente le debite differenze). Senza dimenticare di coinvolgere le diverse anime che storicamente danno corpo al movimento psichedelico globale, dove non mancano certo le contraddizioni o finanche gli aperti conflitti.

È il caso proprio di recenti, accese discussioni a latere delle risoluzioni di cui sopra per la depenalizzazione delle #PlantMedicine. In breve, gruppi quali il National Council of Native American Churches e l’Indigenous Peyote Conservation Initiative hanno criticato la decisione di Decriminalize Nature (Oakland) per avervi incluso anche il peyote senza prima consultarsi con le comunità native. Altri non vedono di buon occhio la “corsa all’oro psichedelico“, testimoniata dal fresco lancio in borsa (Nasdaq) della londinese Compass Pathways, startup dedita allo sviluppo di medicine psilocibiniche per la psicoterapia, con immediata quotazione di 1,3 miliardi dollari. Oltre a divergenti prospettive su quelle che alcuni considerano l’eccessiva medicalizzazione dell’attuale revival psichedelico. Tutte questioni da non trascurare, in Italia come nel resto del mondo, e su cui torneremo sopra quanto prima.

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Foto da MarijuanaMoment.net

Questo articolo fa parte della rubrica Psichedelia Oggi.

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Bernardo Parrella è giornalista freelance, traduttore e attivista, da tempo residente in Usa e coinvolto in svariati progetti italiani e internazionali. Ha curato l’ebook Rinascimento Psichedelico. La riscoperta degli allucinogeni dalle neuroscienze alla Silicon Valley (2018). @berny

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