Qualcuno sa cosa dice la Relazione al Parlamento sulle droghe?

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Il 30 giugno scorso, rispettando finalmente i tempi previsti dalla legge, il Governo ha inviato al Parlamento la sua Relazione annuale sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia (con dati del 2020). Per quanto uno si possa sforzare di cercare non si trova notizia della presentazione del documento né, soprattutto, di cosa dica. Eppure quest’anno il documento è perfino corredato dall’introduzione della Ministra Dadone competente per le politiche antidroga.

Il tema “droghe” continua a esser presentato come una “emergenza”, quando però arrivano i dati sulle dimensioni del fenomeno cala il silenzio. L’emergenza torna a essere sommersa dalle altre emergenze che a ritmo incalzante occupano la comunicazione politica per poi riemergere in occasione di una qualche morte per overdose, incidente stradale clamoroso o spettacolare operazione di confisca.

Tanto relativamente alle morti, quanto alle violazioni del codice della strada o ai sequestri, i numeri ci raccontano una storia molto diversa dagli allarmi della “emergenza”.

La Relazione di quest’anno presenta un fenomeno con nuove tendenze, soprattutto fra i giovani, e nella sua prefazione la Ministra Dadone segnala che “le Istituzioni e la società civile devono saper fare fronte comune, anche riorientando talune scelte per renderle più sinergiche e coerenti con lo scenario attuale e le sfide del futuro”. “In primis, il Legislatore” prosegue la Ministra deve tener “conto della morfologia del fenomeno, così come storicamente conosciuto, e delle pratiche emergenti, quali quelle connesse agli effetti della pandemia. È necessario che, ai vari livelli, tutti gli attori coinvolti siano aperti al dialogo per dare, senza pregiudizi, il proprio costruttivo contributo”.

Con questa introduzione uno si aspetterebbe una Relazione che si sofferma sugli aspetti in evoluzione del fenomeno al centro dello studio o che il Parlamento sia non solo “informato” ma anche coinvolto attivamente in questa analisi delle pratiche emergenti. E invece, come si diceva, nessuno sa, o ne ha saputo (o fatto sapere?), niente.

Se con occhi esterni e critici dovessimo riassumere in poche righe il tutto bisognerebbe essere irrispettosi e dire “perdona loro perché non sanno quel che firmano”. Il documento non contiene alcun elemento di novità di impostazione o chiarimento del modo con cui il Governo intende utilizzare quanto preparato.

Si tratta di una mole imponente di dati (il documento ha oltre 400 pagine!) che viene pubblicata senza alcuno sguardo critico, senza alcuna analisi da parte del Dipartimento per le Politiche Antidroga o della Ministra competente scansando totalmente il motivo per cui si producono questi studi: valutare l’impatto ed efficacia del Testo Unico sulle Droghe 309/90.

A fronte del miglioramento della qualità scientifica della Relazione siamo confrontati con il solito approccio burocratico per cui gli aspetti di “ordine pubblico” e “salute pubblica” restano l’alfa e l’omega della questione. Si richiede attenzione alle novità ma non la si pratica.    

Stando così le cose, contrariamente a quanto affermato in esordio della Relazione, la prossima Conferenza Nazionale sulle droghe – che dovrebbe tenersi entro il 15 novembre di quest’anno dopo l’edizione del lontano 2009 – difficilmente costituirà una “preziosa occasione di corale confronto per individuare proposte di soluzioni alle diverse problematiche, con rinnovata attenzione ai soggetti più vulnerabili e ai bisogni delle giovani generazioni”.

Ma vediamo cosa c’è scritto. Anzi no, partiamo da cosa non c’è. 

Ancora una volta non ci sono stime relative al consumo, non essendoci neanche smentite relative alle proiezioni del Centro europeo sulle droghe e le dipendenze di Lisbona diamo per buone le cifre pubblicate già da qualche anno per cui la cannabis e i suoi derivati sarebbero utilizzata da sei milioni di persone seguono cocaina ed eroina per poco più di mezzo milione l’una e il rimanente sarebbero sostanze di varia composizione, per un totale di otto milioni di persone che consumano sostanze illecite.


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