By: Guido Long

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Uno stimato think tank britannico che si occupa di riforma delle politiche sulle droghe ritiene che la legalizzazione e la regolamentazione della cannabis in Canada siano un successo.

Transform monitora gli sforzi di riforma del Canada da diverso tempo. La sua visione positiva delle iniziative del Canada è un contributo significativo nel giudicare il nostro percorso di allontanamento dalla criminalizzazione del semplice uso e possesso delle droghe ricreative.

Ci sono stati vari sforzi nel giudicare il nostro primo anno di legalizzazione e oltre. Non tutti sono stati positivi come le valutazioni di Transform.

La contabilità del think tank è sofisticata ma fornisce anche un’idea dell’esperienza del Canada con la cannabis legale, la cui fornitura è stata considerata servizio essenziale in Ontario durante i primi tempi della pandemia di Covid-19.

Il giudizio di Transform approfondisce i fondamentali – crescita, lavorazione e produzione. I diversi modi in cui la sostanza è venduta ai consumatori nelle province e nei territori sono riassunti in modo chiaro e succinto.

Il rapporto si occupa anche di questioni controverse, inclusa la guida compromessa, la protezione dei giovani e la sfida al mercato illecito. Vediamo le questioni di giustizia sociale implicate nell’abbandono della criminalizzazione.

Questioni di giustizia sociale

Quando è diventato chiaro che il cambiamento sarebbe arrivato e sarebbe stata attuata la legislazione necessaria a livello federale e provinciale/territoriale, sono emerse questioni che riguardano i gruppi marginalizzati. Transform si è occupata del fallimento del governo nell’occuparsene adeguatamente.

Il primo tema riguarda le misure di equità sociale. Queste iniziative proposte puntano a compensare, per certi versi, i danni sofferti da gruppi per via della criminalizzazione e delle misure esecutive, e le punizioni che li colpiscono in modo sproporzionato.

Il rapporto indica anche che viene data alle comunità indigene la possibilità di rifiutare la vendita di cannabis nelle riserve, e dice che non ci sono stati abbastanza sforzi per includerle in quanto partecipanti nell’industria della cannabis come parte di iniziative di sviluppo economico.

Più generalmente, il rapporto documenta gli sforzi, negli stati americani dove la cannabis è legale, nel dare ai gruppi minoritari, incluse le comunità indigene, opportunità per partecipare all’industria.

Se tali iniziative siano la migliore e unica strada da percorrere è discutibile. Chi è stato negativamente colpito dalle pratiche discriminatorie delle leggi sulla droga adesso potrebbe non voler essere coinvolto nell’industria della cannabis come parte di misure di equità sociale.

Ci potrebbero essere altri modi per supportare chi è colpito da pratiche discriminatorie. Per esempio, un fondo stabilito da una parte del gettito delle tasse sull’industria della cannabis potrebbe fornire sovvenzioni per molte opportunità. Ad ogni modo, questi temi di equità sociale non devono più essere ignorati.

Amnistia

Transform ha anche sottolineato il bisogno di un’amnistia per chi è stato condannato per semplice uso e possesso quando la cannabis era illegale.

I precedenti penali danneggiano questi individui, impattando tutto, dalle opportunità di impiego ai viaggi verso i paesi stranieri.

Il Canada ha promulgato programmi speciali per la grazia per reati legati alla riforma delle leggi sulla cannabis. Ma queste modifiche si sono dimostrate inadeguate per via del costo e altre barriere, e perché le condanne persistono ancora e non possono essere negate dagli individui interessati quando viene loro chiesto.

Ci sono state molte poche domande nell’ambito di questo processo. Invece, come enfatizza Transform, serve un’amnistia che obblighi i governi a cancellare le condanne o, almeno, sigillare i casi rilevanti. Simile iniziative sono in corso in alcuni stati americani, specialmente la California.

In assoluto, Transform loda gli sforzi di riforma canadesi. Altri non sono stati così generosi. Per esempio, un articolo su The Guardian ad aprile era minacciosamente titolato: “Come è andato tutto così storto?”

L’articolo documenta le legittime mancanze per quanto riguarda l’accesso al mercato legale (per esempio, non ci sono abbastanza negozi, specie in Ontario), la battaglia per eliminare il mercato illecito e i problemi fronteggiati dall’industria della cannabis per generare profitti. Caratterizza la legalizzazione canadese come “guidata dal capitalismo avvoltoio e dalle belle speranze” in un “mix di avidità e ingenuità.”

Il Canada deve ancora percorrere una lunga strada per assicurarsi che la legalizzazione della cannabis sia un successo.

Ma i danni causati dalla criminalizzazione dell’uso di altre droghe è un’altra storia. La polizia canadese sostiene la decriminalizzazione di uso e possesso personale di tutte le droghe. Si sta aprendo un altro capitolo?

Traduzione di un articolo di The Conversation

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