CBD, l’Irlanda sfida l’Europa

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Il governo irlandese e il ministero della Salute di Dublino stanno contestando la decisione della Corte di giustizia europea (ECJ) dello scorso anno che ha posto le basi per un mercato legale del CBD in tutta l’UE.

Se infatti l’alta Corte dell’UE ha stabilito che il CBD derivato dalla cannabis non può essere considerato, in Europa, un narcotico e che va invece considerato un alimento, che quindi può essere liberamente scambiato tra gli Stati membri dell’Unione, Dublino sembra non volere adeguarsi alla sentenza: “Le questioni sollevate sono sub judice” ha detto il ministro della Salute Stephen Donnelly rispondendo a un’interrogazione parlamentare, specificando che attualmente la sentenza della Corte UE è “oggetto di un ricorso legale in cui il ministro della Salute è convenuto”.

Insomma, in Irlanda il proibizionismo sulla cannabis deve restare totale, checché ne dica la giustizia europea. Ma non solo: anche il Dipartimento della salute irlandese mostra una maggiore apertura rispetto a quella del governo in materia di cannabis. Il Dipartimento infatti ha confermato che la sentenza della Corte di giustizia europea consente agli agricoltori e agli operatori di canapa irlandesi di utilizzare l’intera pianta per produrre prodotti agricoli, ha riconosciuto che il CBD può essere prodotto solo dai fiori e dalle foglie della pianta di cannabis ed ha anche confermato che non ci sono problemi di salute legati al THC per quanto riguarda gli alimenti prodotti da colture conformi all’UE, che contengono solo tracce di THC. Il dipartimento inoltre non considera la maggior parte dei prodotti derivati ​​dalla canapa come “novel food” che devono superare le approvazioni di sicurezza.

Una posizione che Dublino non sembra voler considerare né, tantomeno, fare propria. È anche questo un modo di fare proibizionismo: mettere la testa sotto la sabbia.


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