Cambiare le politiche sulle droghe? 4 miliardi di buone ragioni! - Legalizziamo!
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01 Lug Cambiare le politiche sulle droghe? 4 miliardi di buone ragioni!

Nella giornata dedicata alla lotta alla droga, l’associazione Luca Coscioni ha presentato l’ottavo Libro bianco sulle droghe, un documento utile per capire il fenomeno oltre l’approccio proibizionista e punizionista

Da trent’anni le Nazioni unite dedicano un’intera giornata a “celebrare” la lotta al narco-traffico – paradossalmente in quella stessa giornata si denuncia l’uso della tortura a livello planetario. Dal 1997 il 26 di giugno l’Ufficio dell’ONU sulla droga e il crimine pubblica il World Drug Report, un documento che raccoglie i dati forniti dai governi che dovrebbero descrivere il cosiddetto “sistema internazionale del controllo delle droghe”. Il condizionale è d’obbligo sia perché non esistono linee guida per la raccolta ed elaborazione dei dati, sia perché neanche la metà dei 193 Stati Membri delle Nazioni unite fornisce in tempo dati aggiornati.

Il Rapporto Mondiale sulle droghe delle Nazioni unite di quest’anno ci dice che oltre 250 milioni di persone hanno usato sostanze stupefacenti nel mondo nel 2015. Di questi, 29.5 milioni, lo 0,6% della popolazione adulta mondiale, ha avuto un problema di salute, compresa la dipendenza, con le sostanze acquistate dal mercato illegale.

Dopo anni in cui il fenomeno sembrava essersi stabilizzato, l’ONU registra un incremento del 30 percento nella produzione do cocaina, raffinata dalla foglia di coca coltivata nella regione andino-amazzonica, e un ritorno di oppio alle quantità di quasi 10 anni fa. La pianta di papavero rimane la coltura illegale di riferimento della stragrande maggioranza dei contadini afghani, ma produzioni significative sono di nuovo apparse in Birmania, Laos e Colombia.

Il documento non chiarisce se questi aumenti siano frutto di una raccolta di dati più attendibile oppure se in effetti la produzione sia aumentata.

Le droghe sintetiche sono prodotte principalmente in Europa del nord, specie nei Paesi Bassi e Belgio, e tra queste le metanfetamine superano di gran lunga l’ecstasy. Le donne si confermano un gruppo che, seppure consumando meno degli uomini, hanno un rapporto molto problematico con le sostanze anche a causa dello loro status sociale.  L’Ufficio delle Nazioni unite per le droghe e il crimine che raccoglie i dati nel World Drug Report li presenta con un’introduzione che, paradossalmente, non critica le leggi e politiche che hanno concorso a questo stato di cose, bensì denuncia quei paesi che hanno deciso di cambiare direzione di marcia e avviare programmi di riduzione del danno – o di regolamentazione legale della produzione, consumo e commercio delle sostanze – “interpretando” le tre Convenzioni internazionale sulle sostanze psicotrope in maniera non ritenuta ortodossa.

Da un ventennio le Nazioni unite, quando affrontano la questione a livello di Commissione Droghe di Vienna o nelle varie sessioni speciale dell’Assemblea generale dedicate alle droghe evitano una seria valutazione di quanto pubblicano. Questa coazione a a ripetere acriticamente le stesse risposte alla ricerca di un “controllo” della (millenaria) presenza delle sostanze stupefacenti sul pianeta terra è ormai divenuta vera e propria con-causa del problema.

Altrettanta mancanza di valutazione dei dati caratterizza anche l’Italia dove, in base alla legge sulle droghe del 1990, la cosiddetta Jervolino-Vassalli modificata nel 2006 grazie a un decreto a prima firma Gianfranco Fini e Carlo Giovanardi, ogni tre anni il Governo dovrebbe convocare “conferenza nazionale sui problemi connessi con la diffusione delle sostanze stupefacenti e psicotrope alla quale invita soggetti pubblici e privati che esplicano la loro attività nel campo della prevenzione e della cura della tossicodipendenza. Le conclusioni di tali conferenze sono comunicate al Parlamento anche al fine di individuare eventuali correzioni alla legislazione antidroga dettate dall’esperienza applicativa”.

Quell’importante momento di confronto politico sulle leggi in materia di stupefacenti proibiti non viene convocato dal 2009. Nel frattempo non solo si son cambiati quattro governi, ma il mondo ha fatto passi da gigante, specie nelle Americhe, ma la presenza delle sostanze in Italia non accenna a diminuire. Il 26 giugno, in quanto parte del Cartello di Genova, abbiamo presentato l’ottavo Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi dove, sulla base di dati forniti dalle istituzioni, si elabora una sorta di contro-relazione sullo stato dell’arte delle droghe in Italia. La relazione ufficiale preparata dal Dipartimento sulle Politiche Anti-droga ancora non ha fatto sapere quando la invierà al Parlamento.

“Il sistema di repressione penale e amministrativo continua ad essere al centro dell’applicazione della normativa italiana sulle droghe“, afferma l’ottavo “Libro Bianco sulla Fini-Giovanardi – Dati, politiche e commenti sui danni collaterali del Testo Unico sulle droghe”.
Il documento offre dati che confermano l’urgente necessità di rilanciare una riforma complessiva della legislazione in materia di sostanza stupefacenti e di ripensamento generale delle politiche che ne derivano.

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